Al giorno d’oggi l’economia (soprattutto quella aziendale), è orientata ai costi e al guadagno e non si cura della qualità della vita dell’uomo. Con questo background le aziende cadono su inadempienze nei confronti non solo dell’ambiente, ma anche della società stessa.
L’obiettivo primario rimane aumentare i guadagni e diminuire i costi. Tutto ciò ha però portato ad una serie di svantaggi:

– Disoccupazione,
– Sfruttamento,
– Mancanza di fiducia,
– Relazioni professionali umilianti e spiacevoli,
– Clima in cui ognuno pensa a sé,
– Scarso rispetto.

Anche alcune grandi imprese mantengono questa linea di comportamento e arrivano a tagliare i salari, licenziare o comprimere i diritti umani dei dipendenti. I cittadini hanno dunque perso la loro fiducia in esse, anche a causa delle conseguenze e delle ripercussioni sulla vita sociale: i dipendenti accumulano le tensioni vissute sul posto di lavoro e le portano nelle loro relazioni sociali.
Quanto fino ad ora elencato viene rafforzato dall’immagine ideale di cosa l’economia dovrebbe essere, una fantasia che viene condivisa e che presenta determinate caratteristiche. Il lavoro infatti dovrebbe:

– Dare un ruolo sociale e professionale;
– Far sì che le persone si sentano utili;
– Consentire lo sviluppo delle conoscenze;
– Permettere l’apprendimento e la crescita;
– Dare spazio alla creatività.

Tuttavia, una possibilità di svolta oggi sembra essere vicina grazie ai cittadini, che in controtendenza rispetto alle imprese, sono sempre più attenti all’ambiente e alla società, nonché alla qualità della vita. Sono quindi attivi e pronti a diventare non più solo consumatori ma “consum-attori”, cioè consumatori consapevoli. Tale tendenza è confermata da alcuni dati fondamentali emersi da uno studio nel 2015:

I cittadini disposti a spendere di più per ottenere dei servizi/beni prodotti da aziende che danno importanza alla responsabilità sociale ed agiscono di conseguenza erano il 52%,
Il 53% del campione preferivano lavorare per un’azienda sostenibile, dunque con un impatto positivo sia dal punto di vista sociale sia ambientale,
Si sono dimostrati sempre più consapevoli dei costi che comporta la qualità della vita e per questo si impegnano a trovare un equilibrio tra consumatore – lavoratore – cittadino.

Ciò di cui il cittadino forse ancora non è consapevole è il suo potere d’ influenza sulle imprese stesse: egli infatti può, con il proprio comportamento di consumatore, spingere le aziende a investire nella sostenibilità, (come già è avvenuto, per esempio, ad una grande crescita dei prodotti equo e solidali).
Questo potere può essere esercitato grazie al fatto che, per le imprese, la reputazione risulta fondamentale ed essa potrebbe diventare la spinta necessaria al cambiamento. Anche se le imprese leggono lo spostamento verso la sostenibilità solo in termini di costi, essa potrebbe portare loro diversi vantaggi, quali:

– Riduzione dei costi energetici;
– Riduzione dei costi ambientali;
– Riduzione dei costi delle materie prime.

Avere un atteggiamento di apertura, collaborazione e partecipazione come quello che contraddistingue il movimento verso la sostenibilità porta:

– Maggiore produzione e produttività;
– Capacità innovativa e di anticipazione del mercato;
– Riduzione dei rischi.

Perché tutto ciò possa avere luogo è necessaria una spinta dal basso, dai cittadini, dai consum-attori. Tale spinta porterà l’azienda a chiedersi se valga la pena restare sulla linea del guadagno o dedicare tempo e attenzione agli altri interlocutori diventando un’impresa multistakeholder.

(Fonte: Anna Pasotti, ASkonsulting www.askonsulting.it – PARTNER RiL saving)

   

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